La prima volta che ho preso un autobus a Milano ho quasi pianto. Non di emozione, ma di confusione: display con gli orari, fermate annunciate con precisione, gente in fila ordinata. Nessuno che spingeva, nessuno che urlava il nome della fermata dal finestrino.
Io sono cubana, e per me “spostarsi” ha sempre voluto dire qualcosa di molto diverso. A Cuba i trasporti non sono solo un modo per andare da un punto all’altro: sono parte della vita quotidiana, del carattere del paese, della sua inventiva. Se vuoi capire davvero come si vive l’isola, devi capire anche come si muove.
Gli almendrones, le auto d’epoca che sono ancora in servizio

Quando i turisti arrivano all’Avana, la prima cosa che fanno è fotografare le macchine americane degli anni ’50. Chrysler, Buick, Chevrolet, Ford. Da fuori sembrano solo iconiche, vintage, bellissime. Per noi, invece, sono semplicemente parte del paesaggio quotidiano.
Si chiamano almendrones, da almendra, per via della forma arrotondata della carrozzeria. Sono sopravvissute perché l’embargo americano del 1960 ha bloccato l’importazione di nuove auto dagli Stati Uniti, e da allora i cubani hanno fatto quello che sanno fare meglio: arrangiarsi, riparare, reinventare. Pezzi di ricambio sovietici, motori adattati, meccanica tramandata in famiglia. È così che queste macchine sono rimaste vive per decenni.
Il padre di un mio amico d’infanzia aveva una Chevrolet del 1956. La conosceva come si conosce una persona di casa: sapeva esattamente quale rumore voleva dire cosa, quando lasciarla riposare, come convincerla a partire nelle mattine difficili. Quando è morto, quella macchina è passata al figlio quasi come un’eredità vera. E in un certo senso lo era davvero.
Per i turisti, salire su un almendrón con la capote abbassata sul Malecón è una di quelle esperienze da fare almeno una volta. Ma il consiglio è sempre lo stesso: concorda il prezzo prima di salire.
I boteros: il taxi collettivo che funziona a modo suo

Il botero è il sistema di trasporto che dall’esterno sembra invisibile, ma che in realtà fa muovere tantissima gente ogni giorno. Funziona con rotte fisse attraverso la città. Le auto private, spesso ancora almendrones, raccolgono passeggeri lungo il percorso a un prezzo fisso e basso. Non c’è un’app, non c’è una corsa prenotata, non c’è un numero da chiamare. Ti metti nel punto giusto, alzi la mano e, se c’è posto, sali.
Da bambina imparavo le rotte come si imparano le tabelline. Era una conoscenza fondamentale, condivisa tra amici e familiari. La cosa bella del botero è che non sei mai davvero sola: ti siedi accanto a una signora con le borse della spesa, a un ragazzo con la chitarra, a una coppia di anziani che discute di tutto. In pochi minuti senti storie diverse, accenti diversi, vite diverse.
È un mezzo semplice, economico e molto cubano. E anche se può sembrare caotico a chi arriva da fuori, per noi è una normalità piena di umanità.
La guagua: l’autobus pubblico

La guagua è l’autobus pubblico dell’isola. È il mezzo più economico di tutti e quello usato dalla maggior parte dei cubani ogni giorno. Se vuoi capire davvero la vita reale di Cuba, almeno una corsa in guagua va fatta.
È sovraffollata, imprevedibile, lenta, a volte scomoda fino all’assurdo. Ma è anche uno di quei posti dove la città si mostra senza filtri. Ci trovi gente stanca, studenti, lavoratori, anziani, chiacchiere, lamentele, risate, perfino silenzi pesanti. È un mondo in movimento, e a volte il viaggio conta quasi più della destinazione.
Se vuoi approfondire anche il modo in cui parliamo tra cubani, qui il linguaggio è tutto: ogni fermata, ogni correzione, ogni frase urlata dal finestrino racconta qualcosa della nostra quotidianità.
Il coco-taxi: carino, fotogenico, ma molto turistico

Il coco-taxi è uno di quei mezzi che riconosci subito: piccolo, giallo, a tre ruote, con una forma che ricorda una noce di cocco, oppure un uovo gigante a seconda di come lo guardi. È lento, rumoroso, aperto al vento e al sole caraibico.
Da cubana, l’ho preso poche volte. Il motivo è semplice: i prezzi sono pensati soprattutto per i turisti. Però è innegabile che sia uno dei mezzi più fotografati dell’isola. Un giro nel centro storico su un coco-taxi è divertente, scenografico e molto “da Cuba cartolina”.
Il consiglio è sempre lo stesso: tratta il prezzo prima di salire. E non aspettarti un mezzo pratico o economico; prendilo per l’esperienza, non per la comodità.
Il bicitaxi: lento, economico e perfetto per osservare

Il bicitaxi è un triciclo con un sedile posteriore per due persone. Lo trovi soprattutto nei quartieri meno centrali e nelle città più piccole come Cienfuegos, Trinidad o Camagüey.
È lento, ma proprio per questo ti fa vedere la città meglio. Dal bicitaxi noti i cortili aperti, i vecchi seduti fuori dalle porte, i bambini che giocano, i panni stesi, i colori delle case. Tutto quello che da una macchina ti sfugge, qui resta davanti ai tuoi occhi abbastanza a lungo da farsi ricordare.
È un mezzo semplice, spesso sottovalutato, ma perfetto se vuoi muoverti senza fretta e guardare davvero intorno a te.
Il camión: il trasporto interprovinciale più spartano

Per gli spostamenti lunghi tra città, oltre ai taxi, esiste il camión: camion con panche di legno nel cassone aperto, economici e molto scomodi. Sono stati per anni una soluzione concreta per tante famiglie cubane quando non c’erano alternative migliori.
Da ragazza ci sono salita spesso con mia nonna per andare in vacanza. Una volta ha iniziato a piovere mentre eravamo nel cassone: pioggia tropicale vera, non il classico piovigginare europeo. Ci siamo coperte con le mani come se potesse servire a qualcosa. Ovviamente non serviva a niente. Siamo arrivate fradice, e mia nonna rideva dicendo che peggio di così non poteva andare.
Sul camión si chiacchiera, si ride, si resiste e, prima o poi, si arriva. Non è comodo, ma è uno di quei ricordi che restano.
Il treno: un’avventura non sempre voluta

Cuba ha una rete ferroviaria che collega L’Avana a Santiago de Cuba, quindi teoricamente attraversa gran parte dell’isola. In pratica, i treni cubani sono famosi per ritardi lunghissimi, guasti improvvisi e condizioni spartane.
Un viaggio che dovrebbe durare 14 ore può diventare molto di più. Ho un’amica che è rimasta ferma in mezzo al nulla per quattro ore, senza spiegazioni, con il caldo tropicale e pochissima acqua. Non è esattamente il tipo di esperienza che chiami “confortevole”, ma è assolutamente coerente con il modo in cui Cuba sa essere: imprevedibile, lenta, resistente.
Eppure c’è anche chi il treno lo prende apposta, per attraversare l’isola con calma, per guardare i paesaggi, per parlare con persone sconosciute per ore. È uno di quei mezzi che ti fanno capire che il viaggio, a Cuba, non è mai solo trasferimento.
Noleggiare un’auto: possibile, ma da pianificare bene

Per chi vuole esplorare l’isola in libertà, noleggiare un’auto è possibile. Le compagnie sono statali, la scelta è limitata e i prezzi non sono economici. Per questo conviene prenotare con largo anticipo, soprattutto in alta stagione.
Un dettaglio che non trovi sempre scritto nelle guide è che i cartelli stradali a Cuba sono pochi e a volte posizionati in modo piuttosto fantasioso. Per questo scaricare le mappe offline prima di partire è una buona idea. Ti può salvare tempo, nervi e qualche deviazione inutile.
L’auto dà indipendenza, certo, ma richiede organizzazione. Non è il modo più semplice per muoversi, però per alcuni itinerari può essere la soluzione migliore.
Se preferisci evitare l’improvvisazione dei mezzi locali, puoi valutare anche un servizio di taxi privati a Cuba per spostarti con più comodità
Quello che manca quando non ci sei più
Adesso che vivo a Milano uso i mezzi pubblici ogni giorno. Sono efficienti, puntuali, puliti. Non ho niente da lamentarmi.
Ma ogni tanto, aspettando la metro in silenzio con la gente che guarda il telefono, penso al botero. A quella Chevrolet rossa che cigolava a ogni curva. Alla signora accanto a me con il sacchetto di manghi. Al camión sotto la pioggia con mia nonna.
I trasporti cubani sono caotici, imprevedibili, a volte frustranti. Ma sono vivi. E la vita, quando è così piena di rumore, improvvisazione e incontri, è difficile da sostituire con qualcosa di troppo ordinato.

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